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Il Tufo, i Giardini Ipogei e l’Arte

Le Cave di Tufo: i “Pirriatura” Favignanesi

Dal ventre di Favignana, l’uomo ha estratto per decenni una pietra straordinaria: la Calcarenite. Pietra porosa, utilizzata in particolare nell’edilizia, la calcarenite è molto pregiata sia per la compattezza e grana fine, sia per il color bianco dovuto ad una particolare concentrazione di calcio. Questa pietra è impropriamente chiamata “tufo” e la sua estrazione assieme alla relativa produzione di “cantuna” (conci di tufo a forma di parallelepipedo) hanno rappresentato una delle attività più antiche e peculiari di Favignana. L’attività estrattiva è stata così intensa, che l’isola è stata “scavata” in modo tale che si è di fronte, più che a delle cave di estrazione, a delle vere e proprie cattedrali: il territorio è stato modellato dando vita a forme sempre diverse e suggestive per mano di esperti “artisti” estrattori di tufo, i “pirriatura” (tagliapietre). Il lavoro di pirriature era faticoso ed essenzialmente artigianale: la dotazione del pirriature consisteva in pochi attrezzi (la prima macchina elettrica per tagliare il tufo fu introdotta nel 1949), esperienza e saggezza che si trasmettevano da padre in figlio.

Con il passare del tempo le cave favignanesi iniziarono ad risentire della crisi dovuta alla incapacità di adeguarsi alle mutate condizioni di mercato. Esse erano infatti incalzate dalla concorrenza dei cavatori di tufo di Marsala e sfavorite dalla naturale collocazione geografica dei luoghi di estrazione, che dava luogo ad ulteriori spese economiche che non permettevano agli isolani di avere prezzi concorrenziali. Una ad una le cave iniziarono ad essere chiuse; oggi è rimasta attiva un’unica cava con pochi dipendenti.

Cava di Tufo a Favignana

I Giardini Ipogei di Favignana

Le cave dismesse a Favignana furono utilizzate dagli isolani in modo originale ed intelligente: vennero trasformate in orti e giardini. E’ sufficiente fare una passeggiata per notare ai bordi delle strade cave di tufo al cui interno crescono piante rigogliose. Grazie alla protezione del vento garantita dalle alte pareti, e con il contributo del sole e del clima egadino, gli isolani sono riusciti a sfruttare un habitat adatto allo sviluppo vegetativo dando vita ad una “serra naturale”, che permetteva di avere un clima caldo d’inverno e fresco d’estate. In questi luoghi, che hanno preso il nome di “giardini ipogei”, è possibile ammirare tanti ortaggi ma soprattutto splendidi alberi da frutto come il fico, il mandorlo, il pero, l’arancio e il fico d’india, dando luogo a dei paesaggi vivi e colorati dai profumi caratteristici di una terra generosa.

Giardini Ipogei - Favignana

Gli Artisti del Tufo

Parlare di tufo crea un naturale rimando all’arte di alcuni scultori che hanno e continuano ad utilizzare questa meravigliosa e duttile pietra per dar vita e delle opere d’arte. L’ iniziatore di questa caratteristica forma di artigianato a Favignana fu sicuramente Rosario Santamaria, conosciuto come “U Zu Sarino”. Egli fu un artista autodidatta che conosceva benissimo il materiale che plasmava in quanto, fin da giovane, lavorò nelle cave di tufo. Il suo studio e la sua galleria d’arte era il porto di Favignana, dove isolani e turisti che si trovavano a passare da li non potevano non fermarsi a guardare “U Zu Sarino” al lavoro, assistendo, come per magia, all’affiorare di teste dal nudo blocco di tufo. Purtroppo U Zu Sarino è scomparso nel 1992, ma il suo ricordo continua a vivere nelle sue opere, in coloro che hanno raccolto la sua eredità artistica e nei cuori di chiunque l’abbia conosciuto.