• Le Isole Egadi, un arcipelago incastonato in splendide acque cristalline.

  • Favignana, la “grande farfalla sul mare”.

  • Levanzo, la più piccola e appartata.

  • Marettimo, la più selvaggia ed incontaminata.

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Il Castello di Punta Troia

Il Castello di Punta Troia a Marettimo: dove si trova e come visitarlo

Castello di Punta Troia - MarettimoIl castello di Punta Troia è sito nell’omonimo promontorio dell’isola di Marettimo e si trova a strapiombo sul mare, caratteristica che, dal punto di vista difensivo, costituiva un prezioso requisito. Sul perimetro che circonda il castello vi è una cisterna e si può ipotizzare che sia quella che il Pepe citava come cella di reclusione (vedi paragrafo successivo).
Il piano inferiore è costituito da un solo ambiente e da una scalinata che conduce al piano superiore a cui si accede tramite una sorta di androne e, attraverso un piccolo passaggio, chiuso da un cancello si arriva ad una piccola scalinata che porta ad un terrazzamento dove vi sono varie stanze.
A differenza dei forti di Favignana, il castello di Punta Troia è stato recentemente ristrutturato ed è aperto al pubblico. Al castello di Punta Troia si può arrivare percorrendo il sentiero realizzato dalla Forestale, anche se non è molto adatto per i bambini, è senz’altro l’ideale per chi ama le passeggiate nei sentieri di montagna. La via più facile e breve per raggiungere il castello è comunque in barca, con una delle guide locali.

Cenni Storici sul Castello

Secondo la storiografia locale, sull’altopiano scosceso di Punta Troia, i Saraceni costruirono una torre di avvistamento, probabilmente coeva a quelle costruite a Favignana e a Levanzo. Successivamente tale torre di avvistamento fu convertita da Ruggero in castello. Un altro autore che parla del castello di Punta Troia è Guglielmo Pepe, che vi fu recluso durante i primi anni dell’ 800. Egli descrive così la sua reclusione: “L’isola di Marittimo, collocata su vasto arido scoglio, è posta dirimpetto alla città di Trapani, dalla quale dista sol trenta miglia. Nella punta dell’isola, che forma una roccia isolata, fu costruito un piccolo castello per avvertire con segnali convenuti la presenza di quei legni barbareschi che da più secoli molestavano il mare e le spiagge delle Due Sicilie. Sulla piattaforma del castello, esposto a settentrione, erasi scavato nel vivo della roccia una cisterna, la quale verso la metà del XVII secolo fu votata dell’acqua che conteneva, e convertita in prigione affin di richiudervi un tristo giovine, il quale aveva ucciso barbaramente il padre… Nel 1799, sotto il governo del re Ferdinando, fu riputato ergastolo ben adatto a rei di stato… Quando noi tre vi giungemmo, trovammo dentro quella fossa due altri prigionieri… Scendemmo nella fossa per una scala mobile di legno. La fossa era larga sei piedi e lunga ventidue, ma di disuguale altezza, perché la volta era incurvata molto verso le due estremità, in modo che appena nel mezzo di essa potevasi stare in piedi. Era poi oscura da non potervisi leggere né pure in pieno meriggio, e facea mestieri tenervi sempre una lampada accesa. E siccome la bocca della fossa non si poteva chiudere con porta di legno, atteso che avemmo potuto morir soffocati per mancanza d’aria, così avveniva che la pioggia vi cadeva, e l’umidità vi produce tant’insetti”.

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