• Le Isole Egadi, un arcipelago incastonato in splendide acque cristalline.

  • Favignana, la “grande farfalla sul mare”.

  • Levanzo, la più piccola e appartata.

  • Marettimo, la più selvaggia ed incontaminata.

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La Gastronomia Favignanese ed Egadina

Gustare Favignana e le Egadi

Un soggiorno nelle Isole Egadi non può dirsi vissuto a pieno se non si è anche entrati in contatto con la gastronomia locale, un modo speciale per “gustare” la storia di un territorio, la cui cucina non può prescindere dalle tradizioni. Nella cucina egadina, come per la maggior parte delle isole e delle coste siciliane, principali protagonisti sono certamente il pesce e le tipiche verdure presenti nella dieta mediterranea. Soprattutto a Favignana la cucina risente delle influenze di tutti quei popoli con cui queste isole sono venute a contatto nel corso dei secoli, in particolare arabi e spagnoli. Gli apporti ricevuti da questi popoli sono stati convogliati nell’arte culinaria locale, che la creatività delle donne dell’isola ha fatto sposare con i sapori tipici egadini.

I Piatti Tipici Favignanesi

I piatti più conosciuti delle Isole Egadi e di Favignana sono sicuramente il couscous, le frascatole, gli spaghetti con i ricci, con le patelle con l’aragosta; le sarde a becca fico e la pasta con le sarde; la “nunnata” (frittelle di neonata) e pani “cunzatu” (pezzi di pane conditi con prodotti locali e genuini). Nella cucina egadina sono immancabili i piatti a base di tonno come: le polpette di tonno, gli spaghetti alla bottarga (uova della femmina del tonno salate ed essiccate), la “tunnina” in agrodolce, il “lattume” (liquido seminale del tonno) fritto o conservato sotto sale. Tra i dolci più conosciuti abbiamo le “cassatelle” ripiene di ricotta e scaglie di cioccolato; non mancano i tradizionali cannoli e la cassata siciliana. Gustosa e rinfrescante è sicuramente l’ottima granita di limone e il liquore locale alle erbe.

Il Cous Cous

Un tipico piatto di Cous CousIl couscous è un piatto di origine berbera che grazie agli arabi si diffuse presso i paesi da essi conquistati. E’ sicuramente il piatto più legato alla storia delle regioni del Nord Africa, per la sua forte connotazione sociale. Infatti il couscous è una di quelle pietanze che si gusta tutti insieme da un unico grande recipiente, mangiando con le mani. Per le sue valenze sociali e simbolo di integrazione fra i popoli, è considerato come il piatto della pace. Presenta varianti diverse in base ai popoli e alle collocazioni geografiche. L’elemento di base è la semola ma viene condita in modi differenti: con carni e verdure, solo con verdure o col pesce. Ovviamente nella cucina egadina il couscous è di pesce! La preparazione di questo piatto ha un alone di ritualità e una tradizione che si tramanda da madre in figlia. E’ un piatto straordinario ottenuto da ingredienti semplici come la semola, il pesce da zuppa e aromi, ma il segreto sta in una sapiente ed artigianale preparazione con “strumenti” tipici come la “mafararda” (un recipiente di coccio) e la cuscusera (una pentola forata di coccio atta alla cottura della semola). La tecnica per lavorare la semola, prima di cuocerla, è alla base della buona riuscita di questo piatto, questa lavorazione è detta” l’incocciata”, che consiste nella trasformazione della semola di grano duro in piccoli grumi rotondi tramite una paziente lavorazione manuale.

Le Frascatole

Questo piatto affonda le proprie radici nella povertà e nell’intelligenza dell’isolano che faceva “di necessità virtù”! Era sostanzialmente un piatto di recupero che vedeva il riutilizzo di parti della semola del couscous mal lavorate (“mal incocciate”), che le donne non buttavano ma riutilizzavano per preparare una minestra con verdure, di norma carciofi, cavolfiori o fave. La tradizione fa risalire questo piatto al periodo della dominazione francese quando, nelle cucine dei nobili, i palermitani poveri raccoglievano gli scarti di couscous mal lavorato perchè troppo grossolano e verdure. Il nome frascatole trarrebbe origine dal francese flasque, cioè morbido, termine storpiato in dialetto “frasc” e successivamente frascatole. Oggi è un piatto tutt’altro che povero! Viene preparato lavorando intenzionalmente la semola per ottenere un resa più grossolana e viene condito con sugo di verdure, con sugo d’aragosta o con brodo di zuppa di pesce.

Le Polpette di Tonno

Delle tipiche Polpette di TonnoPiatto di origini povere, ha una storia legata in modo diretto alla vita di chi lavorava allo Stabilimento Florio. Infatti agli operai dello Stabilimento, un tempo circa 900, oltre al salario si era soliti regalare gli scarti del tonno come una sorta di pagamento in natura. Gli scarti consistevano in scaglie recuperate dalla spina, dalla testa o dalle pinne. Non a caso la peculiarità del tonno è quella di non buttar via niente di questo splendido animale! Le massaie isolane erano abili nel trovare il modo migliore per poter utilizzare anche gli ingredienti più poveri da cui trarre ottimi piatti, così l’unico modo che trovarono per poter utilizzare i suddetti scarti fu quello di farne delle polpette con l’aggiunta di mollica di pane, che dava una certa consistenza all’impasto. Oggi questo piatto viene preparato con le parti più pregiate del tonno, che vengono tritate ed impastate con mollica, sale, pepe, aglio, prezzemolo, basilico e uovo battuto.

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